Altre misure di salvaguardia: la rintracciabilità dei prodotti agroalimentari

Con l’approvazione del Reg. CE n. 178 del 2002 (d’ora in poi anche solamente regolamento) il legislatore a livello comunitario ha stabilito l’obbligatorietà, a partire dal 1° gennaio 2005, della “rintracciabilità” di tutti gli alimenti e mangimi.

In particolare l’art. 18 del citato regolamento, al comma 1, prevede che detta rintracciabilità è estesa a tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione degli alimenti, dei mangimi, degli animali destinati alla produzione alimentare e di qualsiasi altra sostanza destinata o atta a entrare a far parte di un alimento o di un mangime. Inoltre, lo stesso comma 1, individua come “soggetti obbligati” tutti gli operatori che a vario titolo entrano in contatto con gli alimenti, mangimi, materie prime agricole etc., lungo l’intera filiera produttiva.

Al comma 2, sempre dell’art. 18 prima individuato, è previsto che gli operatori del settore alimentare devono essere in grado di individuare chi abbia fornito loro un alimento, un mangime, etc. A tal fine detti operatori devono disporre di sistemi e di procedure che consentano di mettere a disposizione delle autorità competenti, che le richiedano, le informazioni al riguardo. (comma 3)

Ai sensi del comma 4, gli alimenti o i mangimi che sono immessi sul mercato devono essere adeguatamente etichettati o identificati per agevolarne la rintracciabilità, mediante documentazione o informazioni pertinenti secondo i requisiti previsti in materia da disposizioni specifiche.

Per finire il 5 e ultimo comma, del più volte citato art. 18 del regolamento, specifica quale procedura debba esclusivamente applicarsi ai fini dell’introduzione di ulteriori regole in materia di rintracciabilità.

La ratio del regolamento: in buona sostanza è possibile affermare che il regolamento stabilisce le regole per rintracciare ogni prodotto alimentare, mangime, animale e ogni ingrediente o sostanza atta a farne parte.

Ogni operatore è obbligato a registrare gli approvvigionamenti di materie prime in entrata e le consegne dei prodotti in uscita.

La tracciabilità volontarie e il valore aggiunto dei piani di autocontrollo: accanto agli aspetti cogenti, gli operatori hanno anche la facoltà di realizzare sistemi avanzati di rintracciabilità, che mediante la registrazione di maggiori informazioni rispetto a quelle obbligatorie permettono di ricostruire in modo più puntuale il flusso dei materiali e consentono di risalire dal prodotto finito alle materie prime utilizzate e viceversa.

Con l’applicazione di piani aziendali di autocontrollo igienico basati sull’analisi dei punti critici di controllo (HACCP), il sistema HACCP può essere utilizzato per individuare le materie prime soggette a punti di criticità e valutare la possibilità di organizzate per queste un sistema di rintracciabilità più dettagliato.

In questo modo sarà possibile ripercorrere in un qualsiasi momento la storia del prodotto, partendo dalle materie prime utilizzate fino al prodotto finito e pronto per il consumo.

Un esempio di rintracciabilità di un prodotto alimentare

Per ambire alla realizzazione di un sistema di rintracciabilità bisogna per prima cosa identificare le aziende che contribuiscono alla formazione del prodotto e poi definire un modello organizzativo che deve essere adottato da tutte le aziende.

Bisogna, di fatto, individuare un “nodo di coordinamento” sul quale far convergere tutte le informazioni utili a identificare, monitorare e registrare i dati relativi ai flussi materiali che formano il prodotto. Detto nodo di coordinamento ha il compito di coordinare ed effettuare la raccolta dei dati, verificare il rispetto delle regole sulla tracciabilità, rispondere alle richieste d’informazione provenienti da più parti.

Ai fini della rintracciabilità è anche utile adottare un sistema dì’individuazione e monitoraggio dei flussi materiali, che dovrà basarsi sulla valutazione di quantità di prodotto identificate con il termine di “lotti”. In questo modo si è in grado di sapere quali sono state le aziende che hanno contribuito alla realizzazione di un preciso lotto di prodotto finito.

Una volta ultimato il processo produttivo si ha un prodotto tracciato che va identificato, ad esempio in modo generico con un logo di filiera, con la possibilità di risalire alle aziende della filiera stessa tramite il nodo di coordinamento oppure riportando sulla confezione tutte le aziende della filiera. Un altro ed efficace modo d’identificazione è quello dell’uso di una numerazione progressiva delle confezioni di prodotto.

In conclusione è possibile affermare che il sistema di rintracciabilità dovrebbe essere sottoposto a un disciplinare di autocontrollo e di certificazione volontaria, con uno scambio di dati tra le aziende della filiera, il nodo di coordinamento e l’organismo di certificazione.

Per assicurare un corretto sistema di tracciabilità è altresì indispensabile la stesura e approvazione di un “manuale di tracciabilità” condiviso dalle aziende e dall’organismo di certificazione.

Infine un altro documento importante e indispensabile per la tracciabilità è il “regolamento di controllo” , che predisposto dall’organismo di certificazione deve contenere le regole da adottare in fase d’ispezione.





Programma di Sviluppo Rurale Puglia 2007-2013
Asse IV – Fondo FEASR– Misura 421
Progetto di cooperazione transnazionale “LEADERMED”:
TUTELA E VALORIZZAZIONE DELLE CULTURE LOCALI SULLA DIETA MEDITERRANEA


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