Evoluzioni dell’approccio della politica europea in materia di misure di salvaguardia

Tra le priorità politiche di Europa 2020 presentate nella comunicazione della Commissione dal titolo «Europa 2020: Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva» vi sono:  la realizzazione di un’economia basata sulla conoscenza e sull’innovazione e la promozione di un’economia con un alto tasso di occupazione che favorisca la coesione sociale e territoriale.

In questo nuovo scenario, in cui conoscenza e innovazione, sono alla base dello sviluppo di una economia più globale e competitiva, la politica di qualità dei prodotti agricoli si pone l’obiettivo, pertanto, da un lato, di fornire ai produttori gli strumenti che consentano loro di identificare e promuovere meglio i prodotti aventi caratteristiche specifiche e, dall’altro, di proteggere tali produttori dalle pratiche sleali.

I  regimi di qualità sono in grado di fornire un contribuito e un complemento alla politica di sviluppo rurale e alle politiche di sostegno dei mercati e dei redditi nell’ambito della politica agricola comune (PAC). In particolare essi possono fornire un contributo alle aree il cui settore agricolo ha un peso economico più rilevante e, specialmente, alle aree svantaggiate.

L’obiettivo specifico del regime relativo alle specialità tradizionali garantite consiste nell’aiutare i produttori di prodotti tradizionali a comunicare ai consumatori le proprietà che conferiscono valore aggiunto ai loro prodotti. Tuttavia, dato il numero esiguo dei nomi registrati, l’attuale regime delle specialità tradizionali garantite non ha sfruttato appieno tutte le sue potenzialità. Le attuali disposizioni in materia dovrebbero perciò essere migliorate, chiarite e rese più incisive per ottenere un regime più comprensibile, efficace e interessante per i potenziali richiedenti.

Nel Regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21 novembre 2012 sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari, si sottolinea che la protezione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche persegue gli obiettivi specifici di garantire agli agricoltori e ai produttori un giusto guadagno per le qualità e caratteristiche di un determinato prodotto o del suo metodo di produzione, e di fornire informazioni chiare sui prodotti che possiedono caratteristiche specifiche connesse all’origine geografica, permettendo in tal modo ai consumatori di compiere scelte di acquisto più consapevoli.

Nel regolamento viene detto che l’inserimento in un registro facilita lo sviluppo di tali strumenti, poiché l’approccio più uniforme derivante garantisce condizioni di concorrenza leale tra i produttori dei prodotti recanti tali indicazioni, accrescendo la credibilità dei prodotti agli occhi dei consumatori.

Il regolamento pone una serie di raccomandazioni utili alla adozione di misure a salvaguardia dei produttori e dei consumatori:

- é opportuno stabilire disposizioni per lo sviluppo delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche a livello di Unione e per promuovere la creazione di meccanismi per proteggerle nei paesi terzi nel quadro dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) o di accordi multilaterali e bilaterali, contribuendo in tal modo al riconoscimento della qualità dei prodotti e del loro modello di produzione, quale fattore di valore aggiunto;

- è opportuno adottare alcune modifiche delle definizioni per renderle più semplici e chiare agli operatori ai fini della comprensione e per tenere maggiormente conto della definizione di «indicazioni geografiche» contenuta nell’accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio;

- è opportuno tutelare i nomi iscritti nel registro allo scopo di garantirne un uso corretto e di evitare le pratiche che possano indurre in errore i consumatori. Si dovrebbe inoltre opportuno chiarire con quali mezzi debba essere garantita la tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche, in particolare per quanto attiene al ruolo dei gruppi di produttori e delle autorità competenti degli Stati membri;

- è opportuno stabilire disposizioni relative a deroghe specifiche che permettano, per periodi di tempo transitori, l’uso di un nome registrato insieme ad altri nomi;

- è opportuno chiarire la portata della tutela conferita dal presente regolamento, in particolare con riferimento alle limitazioni imposte alla registrazione di nuovi marchi dalla direttiva 2008/95/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2008, sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d’impresa;

- la tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche dovrebbe essere estesa ai casi di usurpazione, imitazione ed evocazione dei nomi registrati relativi sia a beni che a servizi, onde garantire un livello di tutela elevato e analogo a quello che vige nel settore vitivinicolo;

- al fine di fornire ai produttori di montagna uno strumento efficace per migliorare la commercializzazione dei loro prodotti e ridurre i rischi effettivi di confusione dei consumatori sulla provenienza montana dei prodotti sul mercato, è opportuno prevedere la definizione a livello di Unione di un’indicazione facoltativa di qualità per i prodotti di montagna. La definizione di zone di montagna dovrebbe basarsi sui criteri di classificazione generale utilizzati per individuare una zona di montagna nel regolamento (CE) n. 1257/1999 del Consiglio, del 17 maggio 1999, sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG);

- il valore aggiunto delle indicazioni geografiche e delle specialità tradizionali garantite si basa sulla fiducia dei consumatori. Esso è credibile solo se accompagnato da verifiche e controlli effettivi. I regimi di qualità disciplinati dal presente regolamento dovrebbero essere oggetto di un sistema di monitoraggio mediante controlli ufficiali, in conformità dei principi enunciati dal regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali, e dovrebbero comprendere un sistema di controlli in tutte le fasi di produzione, trasformazione e distribuzione;

- è opportuno utilizzare le norme europee (norme EN) elaborate dal Comitato europeo di normazione (CEN) e le norme internazionali elaborate dall’Organizzazione internazionale per la normazione (ISO) per l’accreditamento degli organismi di controllo ed è altresì opportuno che tali organismi le utilizzino per le operazioni da essi svolte;

- è opportuno chiarire le norme che disciplinano attualmente la possibilità di continuare a utilizzare nomi generici, in modo che i termini generici simili a un nome o a un’indicazione protetta o riservata o che ne fanno parte mantengano il loro carattere generico;

- è opportuno continuare ad applicare le disposizioni relative al rigetto o alla coesistenza di una denominazione di origine o di un’indicazione geografica in caso di conflitto con un marchio preesistente.

Punti di forza

La politica comunitaria per la qualità, proprio perché è volta alla tutela delle denominazioni di origine e delle produzioni ottenute con pratiche agricole ecocompatibili, presenta punti di forza e di debolezza che si possono riassumere in:

  • strategia di differenziazione dell’offerta;
  • incremento della capacità competitiva del sistema agroalimentare (attraverso il legame con il territorio che consente una politica di qualità ben indirizzata e visibile, data la forte concorrenza tra i paesi membri);
  • qualità garantita attraverso i regolamenti e dunque istituzionalizzata (rispetto di disciplinari di produzione);
  • difesa del reddito dell’agricoltore (prodotti di qualità per spuntare prezzi più alti);
  • valorizzazione delle aree marginali (aiuti per lo sviluppo rurale): puntare sulla qualità dei prodotti, conservare l’ambiente rurale che significa favorire anche lo sviluppo economico ed equilibrato delle zone rurali, creando possibilità di impiego nuove per esempio nella trasformazione dei prodotti agricoli, nella preparazione gastronomica, nell’agriturismo.

Punti di debolezza

  • mancanza di un coordinamento stretto tra politiche classiche di sostegno di mercato e interventi indirizzati a migliorare od anche a valorizzare una certa qualità - ne è un esempio la mancata valorizzazione dei prodotti ottenuti con pratiche agricole ecocompatibili discendenti dalle misure del Reg. 2078/92; gli aiuti finanziari concessi ai produttori si vanificano se quelle produzioni poi non hanno sbocco sul mercato; al punto tale che, in alcuni casi, gli stessi aiuti finanziari non sono sufficienti a pareggiare la riduzione di reddito determinata dalla minore produzione, figlia del ridotto o controllato uso di prodotti sintetici;
  • scarsa informazione al consumatore: si ravvisa una scarsa attività promozionale a livello comunitario dei prodotti tipici che hanno ottenuto il riconoscimento DOP/IGP;
  • mancanza di politiche di promozione e commercializzazione dei prodotti tipici (la UE considera i regolamenti come un punto di partenza e non di arrivo, per cui devono essere i singoli Stati a promuovere i propri prodotti). La Commissione europea ha concesso, in passato, una serie di finanziamenti pubblici destinati a iniziative di supporto del settore agroalimentare italiano, tra cui aiuti per finanziare le campagne pubblicitarie di prodotti tipici che hanno ottenuto il riconoscimento comunitario DOP o IGP (Prosciutto di Parma; Prosciutto di S. Daniele, Taleggio, Mozzarella di bufala campana; Asiago; Grana padano, tanto per fare degli esempi).




Programma di Sviluppo Rurale Puglia 2007-2013
Asse IV – Fondo FEASR– Misura 421
Progetto di cooperazione transnazionale “LEADERMED”:
TUTELA E VALORIZZAZIONE DELLE CULTURE LOCALI SULLA DIETA MEDITERRANEA


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