Questua cerimoniale delle uova o Canto all'uovo - Martina Franca

Pubblicato il 20/5/2015 da Graziana Semeraro



Localizzazione


Descrizione


Il canto all’uovo (Cande all’ove) è una tradizione che si perpetua ancora oggi, nella notte che precede la Pasqua, e la cui origine si perde nella memoria dei nostri antenati. Rappresenta, come tutte le feste di matrice rurale, un momento di allegria e condivisione, di rottura con il quotidiano, di passaggio stagionale, ma soprattutto testimonia e conferma l’appartenenza ad una comunità specifica. In Valle d’Itria è un’usanza praticata e ancora sentita, in particolar modo nell’agro di Cisternino, Locorotondo e Martina Franca, dove gruppi spontanei o associazioni ripetono la tradizione ogni anno.

 

IL CANTO

Secondo l’usanza, la notte del Sabato Santo (U Sabt Sant), quando le campane dopo la mezzanotte hanno annunciato la Resurrezione di Cristo, numerose compagnie, chiamate “squadre” si avviano nell’agro per il Cande all’ove. Tradizionalmente queste squadre di suonatori erano composte da un cantore e uno o più musicisti, tutti maschi, che si spostavano a piedi o su carri trainati da buoi. Gli strumenti musicali potevano variare in numero e tipologia ma il nucleo minimo che accompagnava il canto era composto da organetto, chitarra e tamburelli, ai quali si potevano aggiungere fisarmoniche, chitarra battente, cupa cupa (tamburo a frizione), triccheballacche (martelli ritmici lignei intelaiati con sonagli) e nacchere.

Queste squadre di cantori si muovono nel territorio rurale, di casa in casa, rimanendo sul limitare delle aie e intonando il celebre canto dialettale “U Sabt Sant” davanti alle abitazioni, in attesa che i padroni di casa si sveglino e donino loro le uova e altre provviste. Si canta fino a quando i padroni di casa non si affacciano, specialmente se è notte fonda o l’alba. Per questo il più delle volte grandi e piccini, stupiti e assonnati aprono le porte in pigiama, per offrire ospitalità e generi alimentari, per lo più appunto le uova, nelle ceste capienti portate dai cantori. Al termine della canzone i questuanti vengono accolti in casa e viene offerto loro da mangiare e da bere. Tradizionalmente la padrona di casa allestiva una tavola imbandita con formaggi, salumi, frittate e altre primizie di stagione; talvolta veniva inscenata anche la pizzica scherma[1], tra uomini. Terminato l'assaggio e dopo ulteriori auguri, nonché serenate su richiesta da parte dei padroni di casa, la squadra di sonatori riprendeva il cammino verso altre abitazioni.

Il canto eseguito in questa occasione è "U Sabt Sant", presenta temi riferiti alla Passione di Cristo e al "pianto della Madonna"; a questi fulcri centrali seguono strofe augurali e di commiato in cui i cantatori porgono ai padroni di casa auguri e ringraziamenti chiedendo l'offerta di doni, soprattutto uova, in segno di gradimento dell'omaggio sonoro.

U Sabt Sant

 

1 – Iè arrevèt u sabt sant, Madra Marï s’ha mis lu mant;

nan avev p c scï,sòla sòl se ne partï.

 

2 –E trovò San Pietro davanti: Madre Maria perché tu piangi?

Vado piangendo per dolore perché ho perduto mio figliolo.

 

3 – Tü l’ha pèrs i jï l’i ‘cchièt, riet’alli port de Pelet;

riet’alli port d Pelet stev tütt flagellet.

 

4 – Tupp tupp riet’a stì port:e a c njè e a c na jè

E a c njè ea c na jè,Madre Maria p li Giudiè.

Mamma Mamma na pozz’aprï

ca li Giudéie m’on attacchet coron d’ior m’one luet;

coron d’ior m’on luet, coron de spin m’on ‘nghiudet.

 

5 - Jiss jiss pi mutant, dam

l’uov du sabt sant;

jiss jiss pi mutantom, damm l’uov di paparun;

i ce l’uov namm’i vuì dé, u jaddener t’egghia spascé.

 

6-Joole jole jole iapr a port e dam l’uov,

c l’uov so cuvatizz damm na cord d sazizz.

 

La tradizione prevedeva inoltre che se i padroni di casa si facevano attendere troppo alla porta, i questuanti iniziavano a canzonarli, d'altro canto c'è chi racconta che, se i cantori non erano considerati bravi, i padroni di casa usavano sparare con il fucile per cacciarli.

 

LE UOVA

In tempi recenti il rito non è cambiato nella sua essenza, semplicemente la modernità ha modificato le modalità di esecuzione dello stesso, per cui non si va più a piedi o con carretti, ma si utilizzano le automobili per spostarsi da un luogo all’altro, la presenza femminile all’interno delle squadre è consentita e soprattutto è cambiato il contenuto del banchetto offerto ai cantori. Addirittura talvolta i padroni di casa offrono uova di cioccolata in aggiunta alle tradizionali uova che mantengono inalterato il loro ruolo principale. Inoltre compaiono sulle tavole liquori, dolcetti pasquali, taralli e anche snack salati. La tradizione prevede infine che il ricavato della questua venga ridistribuito tra tutti i membri della “squadra” al termine del canto all’uovo, che solitamente avviene all’alba. Le uova tradizionalmente venivano impiegate per preparare pietanze pasquali e frittate da consumare il giorno di Pasquetta.

Invariata nei decenni è l’atmosfera festosa che sempre si respira nel seguire le squadre di cantori, nel vedere volti sorpresi nella notte, retaggio di un tempo in cui il Cande all’ove rappresentava la fine della quaresima, quindi del tempo del rigore alimentare, della penitenza e delle riflessione religiosa.

Oggigiorno anche se alcuni elementi sono cambiati, il rito mantiene invariata la funzione sociale alla quale assolve nella sua totalità, ossia il rafforzamento del senso di appartenenza comunitario da un lato e il valore magico propiziatorio dall'altro. Infatti l'uovo, elemento chiave al centro della questua, sebbene sia chiaramente un simbolo pasquale trova il suo significato più profondo nelle radici pagane: il dono dell'uovo è un simbolo bene augurale, indica la rinascita, il rinnovarsi della vita. È simbolo innegabile di fertilità e quindi propiziatorio nei confronti della stagione primaverile iniziata, in quanto è rappresentazione della vita che si cela dietro a qualcosa di apparentemente inanimato, come lo è la terra all'inizio della primavera.

Inoltre lo scambio al centro del rito, ossia la “prestazione espressiva” (il canto e la musica) da parte dei questuanti che trova la sua controprestazione nelle offerte alimentari da parte delle famiglie visitate, identifica ruoli ben precisi all'interno del sistema comunità che altro non fa che rafforzare il senso di appartenenza ad un sistema più grande. Tali ruoli risultano più evidenti se si rimanda alla tradizione, quando le famiglie visitate il sabato santo erano principalmente famiglie di contadini e massari. Da un lato abbiamo infatti i questuanti accettati come tali, e il loro diritto a “cantare all'uovo” derivante dalla loro appartenenza ad un dato territorio, dall'altro il massaro che si configura come produttore e quindi donatore di beni da lui prodotti. Il carattere itinerante del Cande all’ove non fa che rafforzare questo senso di appartenenza e territorialità, infatti le “squadre” si spostano rimanendo all’interno di determinati confini. Pertanto attraverso la questua del Sabato Santo si rafforzano le relazioni sociali e si rimanda ad un contesto rurale che pare non essersi esaurito con l'avvento della modernità.

Infine non bisogna dimenticare l’aspetto funzionale che hanno tutti i riti incentrati su alimenti ben precisi: durante la quaresima tradizionalmente le uova non si mangiavano, e pertanto l’accumulo durante i quaranta giorni consentiva la possibilità di donarle. 



[1] In quest'area geografica la danza scherma viene accompagnata da una lenta quadriglia cadenzata da accenti musicali che guidano i duellanti. Gli esecutori si tramandano le tecniche di attacco e difesa di padre in figlio. I linguaggi coreutici complessi, e in parte segreti, sono custoditi gelosamente dagli stessi tiratori che spesso negano di conoscerli prendendo le distanze da quella che è, a torto, considerata una forma espressiva appannaggio esclusivo della malavita, e che invece riguarda un'arte di difesa mediante un oggetto di uso quotidiano: il coltello.








Programma di Sviluppo Rurale Puglia 2007-2013
Asse IV – Fondo FEASR– Misura 421
Progetto di cooperazione transnazionale “LEADERMED”:
TUTELA E VALORIZZAZIONE DELLE CULTURE LOCALI SULLA DIETA MEDITERRANEA


Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International License.



GAL Sud-Est Barese S.c.m. a r.l.
Sede Operativa: Via Nino Rota, 28/A -
70042 Mola di Bari (BA)
Tel. +39 080 4737490 + Fax. +39 080 4731219 - P. IVA 07001380729
PEC: galseb@gigapec.it - info@galseb.it